giovedì 15 gennaio 2015

ANDREA MARCOLONGO, LAVORARE (QUASI) GRATIS PER RENZI E LASCIARLO SENZAPAROLE

Andrea Marcolongo, profilo su Gli Stati Generali
Roberto Ciccarelli

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Vivere nell'economia della promessa e del lavoro gratuito. Storia di Andrea Marcolongo, scrittrice e ghost writer, autrice del discorso sulla "generazione Telemaco" pronunciato dal presidente del Consiglio Matteo Renzi all'apertura del semestre italiano alla guida dell'Unione Europea. Dopo più di un anno di lavoro, ha lasciato l'incarico: "Non sono mai stata pagata, a parte una mensilità" 

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Sembra che sia stata Andrea Marcolongo a scrivere il discorso che Renzi ha pronunciato all'inaugurazione del semestre italiano a guida dell'Unione Europea. E’ il discorso della generazione Telemaco. Scrittrice, laureata in greco, allieva della scuola Holden di Alessandro Baricco a Torino, ha lavorato da “ghost writer” per l’attuale presidente del Consiglio a partire dal novembre 2013, quando inaugurò l'anno accademico fiorentino.




Vita da Ghost Writer

Dopo poco più di un anno, il tempo impiegato da Renzi per diventare presidente del Consiglio ai danni del suo collega di partito Enrico Letta, Andrea ha scelto di non scrivere più da “fantasma” per Matteo. Non è stata mai pagata, salvo una mensilità. E non si sa ancora se abbia mai avuto un contratto dal presidente del Consiglio, dalla sua fondazione Open o dal Pd (che Andrea dice di votare, visto che ha partecipato alla Leopolda 2013, ma non a quella del 2014). E nemmeno se questa “mensilità” sia stata pagata in nero o regolarmente.

Ad ogni richiesta di Andrea, Renzi - o chi per lui - avrebbe risposto come rispondono tutti quelli che vantano dei crediti: "La prossima settimana si risolve tutto, dai che è fatta, manca solo un foglio". "È stato un lavoro bellissimo, ero libera di scrivere tutto quello che volevo", ha detto Andrea andandosene. Non è dunque per i soldi che se ne è andata, ma per qualcos’altro.

Le parole sono tuttavia importanti, come anche i concetti usati.

“Eravamo tutti così - dice Andrea parlando dei suoi coetanei che lavorano (lavoravano?) per il presidente del Consiglio - Viaggi a Roma e lavori mai pagati, so di persone che si sono indebitate e sono andate dallo psicologo perché distrutti dalle promesse".

Andrea ha lasciato il lavoro gratis per Matteo perché Matteo - come altri committenti, padroni, padri, personalità o datori di lavoro - non mantiene le promesse. Di pagamento per i precari/freelance.E’ il ritornello della promessa che i coetanei del presidente del Consiglio, neo-quaratenne, si sono sentiti ripetere per una generazione. Ora è lui, sono loro, a farlo con chi come Andrea è nata nel 1987, e oggi ha 27-28 anni.

Un rovesciamento di ruoli, un ritratto dei rapporti di forza nella società che oggi Renzi governa. Se questa storia è vera - e sembra che lo sia - il non avere mantenuto la promessa in un rapporto molto personale, attraverso la scrittura e il pronunciamento di un discorso, diventa un caso simbolico.

Pane e sciatteria

In questo video c’è Andrea che parla al microfono della Leopolda 2013, lo spazio di discorso politico - e di immaginario - prodotto da Renzi. Lei, milanese, che ha studiato a Torino, oggi vive a Livorno, interviene e dice:

“Siamo cresciuti a pane e sciatteria, noncuranza politica e il pressappoco come unità di misura. Interventi pasticciati, con la consapevolezza che tanto sarebbe arrivato qualcuno che ci avrebbe messo una pezza sopra. Quando mi guardo intorno vedo il risultato di tutto questo e si chiama degrado”.




Il gesto di lasciare Renzi solo con le sue (poche) parole è interessante. Tagliando il cordone che lo ha legato intimamente al Capo, prestandogli le sue parole, Andrea lascia Matteo nello stesso degrado che sul palco diceva di volere cancellare. Lei auspicava che la “sinistra” (probabilmente allude al Pd) perdesse la “puzza sotto il naso”, favorendo il cambiamento. Lasciandolo ha scoperto che quella "sinistra" coltiva un'idea del lavoro gratuito che lei non può accettare. Sono le parole chiave del renzismo, di cui lei ha scritto i miti fondativi. Ora cambiano di senso.

Andare dallo psicologo

La promessa non mantenuta da Renzi, quella che avrebbe spinto alcuni colleghi di Andrea ad “andare dallo psicologo”, è da interpretare politicamente: riguarda il giuramento di cambiare un paese. Da questa promessa Renzi ha guadagnato una fortuna: il 41% alle elezioni europee di maggio. Promessa di cambiare, più concretamente, il costume (o meglio, il rapporto di potere) di chi non paga il lavoro, e in particolare quello della conoscenza, creativo. Quello che mobilita l’immaginario. In generale quello che permette di sopravvivere, anche con pochi euro. Pochi, maledetti, subito. Ma con dignità.

Quando il lavoro non esiste più, o meglio il suo valore. e il governo Renzi ha completato l’opera approvando il Jobs Act, allora resta il rapporto di fiducia con il committente. Il pagamento di una prestazione lavorativa dipende dalla sua volontà di mantenere la promessa. Il pagherò della cambiale. Se non la mantiene - come sembra essere il caso di Andrea - per il "datore di lavoro" non ci sono conseguenze penali. Si è rotta però la fiducia, cioè il legame personale e psicologico con il suo subordinato. “Andare dallo psicologo” è la formula usata dal subordinato per lenire gli effetti psichici provocati dalla promessa non mantenuta. Per il subordinato la promessa del Capo è il miraggio di soddisfare i suoi desideri, ambizioni. E la ricerca di incarichi o visibilità.

Cosa significa lavorare gratis

"Non ti pago, ma ti offro ampia visibilità". Questa è la promessa a cui credono stagisti, laureati, lavoratori della conoscenza che lavorano gratis, o da volontari, con la speranza di far carriera e curriculum.

“Tra la politica e la promessa vi è un rapporto di immediata contiguità quando non di pura e semplice sovrapposizione” ha scritto Marco Bascetta in un articolo sull’economia della promessa e il lavoro gratuito.

E’ la storia di Andrea legata a Matteo. Anche per lei la promessa è il salario del lavoro gratuito. E il lavoro gratuito, o semigratuito, è oggi una forza produttiva nel processo di valorizzazione, nell’incremento dei profitti e delle rendite. Nel caso di Renzi la promessa è il motore del suo consenso politico. Un motore azionato dalle parole che Andrea ha scritto per lui.

Lavorare per Matteo

Il rapporto tra i due è molto complesso. Perchè complesso è il rapporto tra chi lavora gratis e chi sfrutta questo lavoro per i suoi fini. Andrea, come molte quintarie che intrecciano la scrittura (o il giornalismo) con la politica, ha legato la sua vocazione a un desiderio di cambiamento. L’averla identificata in Renzi, fino al punto di scrivergli i discorsi, è discutibile ma attesta l’emotività - o la disperazione - mobilitate da Renzi. E’ una scelta, del resto anche questa è un’“occasione” che ha mobilitato molte persone. Alcune di loro hanno ricevuto incarichi di prestigio a Palazzo Chigi, sono diventate ministre o sottosegretari. Altre sono state inquadrate nel sistema politico del lavoro gratuito.

Cronache e retroscena raccontano dello tsunami di ambizioni scatenate a Firenze e in Toscana nel giro relativamente ristretto dei contatti dell’ex sindaco. Amici, consiglieri comunali, conoscenti sono diventati ministri, capi di gabinetto, sono entrati nelle stanze del potere da perfetti sconosciuti. Renzi è diventato un polo attrattivo vincente in un paese dove non si muove niente. Per qualche mese più di qualcuno ha creduto che fosse lui la carta su cui puntare per muovere, veramente, qualcosa. Si è parlato di “giglio magico”, neologismo che richiama il “cerchio magico” che circondava il leader della Lega Bossi.

Andrea ha scelto di credere in questa promessa e si è collocata nel sistema. Ma a lei non è stato pagato il salario versato agli altri. Alla faccia della meritocrazia che anche questo governo spende e spande. Allora non ha resistito alla dura corvée del lavoro gratuito, anche se di prestigio. Non ha resistito un minuto più degli altri e non ha creduto fino in fondo alla promessa. Dietro la promessa non c’è nulla. Forse i soldi, che però non contano in questa storia (lei dice). Non il gioco.

Generazione Telemaco

Giovani, partite Iva, donne e uomini precari o freelance. La loro esistenza è la contraddizione di Renzi che dovrebbe  avere lasciato dietro di sé la zona grigia dove il precariato è il sinonimo di una dipendenza infantile.

Nei suoi discorsi, quelli scritti da Andrea, Renzi lo dice chiaramente. Vi farò uscire dall’infanzia, dalla minorità, vi renderò orgogliosi del vostro paese. Andrea ha fatto dire a Matteo che Marta - precaria incinta di 28 anni - avrà il suo diritto alla maternità. Contro i sindacati, Andrea ha fatto dire a Matteo che penserà lui a proteggere i precari “abbandonati” da quei vecchi burocrati egoisti.

All’Europa Andrea ha fatto dire a Renzi che la generazione Telemaco si riscatterà dal padre Ulisse che lo ha lasciato solo a Itaca. Questa sarebbe il mito degli italiani che si riscattano da una generazione di padri irresponsabili e costruiscono il proprio futuro. Governando Itaca-Italia.

Un mito reazionario, prodotto dalla suggestione che Massimo Recalcati (lo psicoanalista autore di questo ripensamento di Telemaco) ottiene dalle pagine di Repubblica, o del Manifesto, e con il successo dei suoi libri venduti in uno scaffale dedicato alla sua opera nelle librerie Feltrinelli. Quelli che si presume frequenti Andrea quando vuole documentarsi e indagare l’immaginario del presente. Cioè l’immaginario che il potere usa per legittimare oggi la sua esistenza.

Molti hanno fatto giustamente ironia su questa interpretazione rovesciata del mito di Ulisse. Da Dante fino ad Adorno e Horkheimer nella “Dialettica dell’Illuminismo” è Ulisse che insegue il suo tragico desiderio di conoscenza girando il mondo. E per questo viene condannato da Dante, mentre i due filosofi tedeschi gli addebitano addirittura la responsabilità della volontà di potenza contenuta nella tecnica e nella politica moderna.

Telemaco è una figura mediocre a cui Ulisse in vecchiaia lasciò il regno di Itaca per avventurarsi in mare aperto (Inferno, canto XXVI). Identificarsi in Telemaco, non rende onore al presidente del Consiglio, né al paese che intende governare. Telemaco infatti è un adolescente alla ricerca di un padre, ha un ruolo illegittimo di compagno di sua madre, ed è difficile che diventi uomo.

Al di là dell’incesto, che non sembra esattamente un rapporto da rivendicare, perlomeno dopo Freud, che cosa ha trovato Andrea, e la sua generazione, in questo mito? Telemaco sembra incarnare l’ambivalenza dei rapporti di lavoro che dovrebbero garantire l’indipendenza (dei figli dai padri) ma che si trasformano in un’esplosivo, contraddittorio, incestuoso rapporto personale (intimo) con il datore di lavoro che non mantiene la promessa. Proprio come Ulisse che lascia Itaca e finirà i suoi giorni nel pantheon “dei padri”. Lontano dal suo paese di “senza padri”.


Cosa scrive Andrea

Ho trovato questa storia: “La prego, scelga me: l’implorazione di massa per 150 euro di stipendio”. Andrea cerca una colf per la nuova casa di Livorno, dopo un trasloco da una fattoria in un bosco del Chianti. Decide “di cercare qualcuno che si occupi di me e, soprattutto, del mio cane, quando non sarò a casa (praticamente, sempre)”. Pubblica un annuncio su subito.it. “L’organizzazione è tutto, appunto, non ho tempo da perdere e il nome del sito promette bene”. Dodici ore mensili, 150 euro di stipendio. Riceve in poche ore 60 candidature con la preghiera: la prego, scelga me.

Il bisogno di una colf può attendere, Andrea cerca di capire cosa sta succedendo in Italia. Capisce questo:

“Ai tempi dell’università, ad affacciarci sul mondo del lavoro eravamo noi ventenni, generazione mille euro. Era scontato che le fortunate generazioni che ci avevano preceduto un lavoro l’avessero, eravamo noi a rivendicare il diritto ad un impiego. Oggi si è livellata una sola, immensa generazione formata da persone di ogni età e provenienza sociale che un lavoro non l’ha. La generazione la prego, scelga me (...) una preghiera, una litania: mi dia una almeno una possibilità, almeno lei. Teresa, 27 anni, Carmela, 57, Giuseppina -ma preferisco Giusy-, 19, Lucia, 63, Ivana, 40, Sabrina, 36, Giovanna, 17, Sara, 51, Marco, 42, Dimitri, 22”.

E’ l’immagine di una giovane donna professionista, che cambia appartamenti in affitto vorticosamente, la vita da freelance impegnata. Travolta dalle richieste sceglie di “capire cosa sta accadendo in Italia”. E sceglie di incontrare queste persone.

“Per una giornata intera, mi sento a disagio nella mia vita. Mi vergogno terribilmente di essere nelle condizioni di offrire un lavoro a gente con l’età di mia madre, di mio padre, di mio nonno, dei miei amici, dei loro figli”.

Alla fine un(a) colf viene assunta. Andrea contatta personalmente gli altri e comunica la notizia. La risposta: “Tutti, però, mi ringraziano per aver avuto il coraggio di comunicare la mia decisione a voce. Almeno lei, mi dicono, un’altra volta”.

Una rappresentazione lontana, e più complessa, di quella che emersa dopo le dichiarazioni a Panorama. Andrea sembra avere lasciato il lavoro gratuito da Matteo perché non viene pagata. Ci sono altri incarichi dove è libera di mettere il suo nome e non di oscurarlo nelle parole del premier. Incarichi, si presume, pagati. Nella sua vita si pone però il problema di pagare chi offre i suoi servizi, per tenere in ordine il suo appartamento.

3 commenti:

  1. il mio commento è una dichiarazione di ammirazione per l'eleganza, la raffinatezza e la cultura di andrea; e di invidia per il suo coraggio. come dice un mio amico, senza una famiglia sulle spalle, il vaff... viene più facile

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  2. Come si può far lavorare la gente senza pagarla? Utilizzare l'ingegno di altri senza citarli e soprattutto senza pagarli. Imparare a memoria cose scritte da altri: è un governante o un attore?

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  3. Non capisco: dobbiamo esprimere solidarietà anche a chi lavorava per l'impunito condannato e poi non veniva pagato?

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